Formazione formatori: progettare e gestire un intervento formativo
Progettare una sessione formativa e animarla gestendo il gruppo e favorendo l'apprendimento

Creare un'esperienza di apprendimento d'impatto oggi significa andare oltre le tecniche pedagogiche tradizionali. Significa mettere il partecipante al centro, coinvolgerlo emotivamente e garantire un trasferimento reale delle competenze nel contesto professionale. In questo articolo, Carolina Gracia Moreno (Manager dell'Offerta di Ingegneria Pedagogica in Cegos) condivide la visione di Cegos e i metodi concreti per progettare e condurre formazioni che lascino il segno.
In un contesto in cui la formazione professionale si reinventa, la conduzione d'aula non si limita più all'applicazione di tecniche pedagogiche. Creare un'esperienza di apprendimento d'impatto significa ripensare il ruolo dei formatori, integrare l'innovazione tecnologica (in particolare l'IA) e mettere l'emozione al cuore del processo.
In Cegos, accompagniamo questa trasformazione formando trainer capaci di orchestrare esperienze memorabili, in cui ogni partecipante diventa protagonista del proprio apprendimento. Questa visione si fonda su quattro pilastri fondamentali: l'approccio dei formatori, il coinvolgimento emotivo, i metodi pedagogici innovativi e l'integrazione responsabile dell'intelligenza artificiale.
In Cegos, l'approccio di formatore-facilitatore è un principio fondante. I formatori non si posizionano come detentori ed erogatori di conoscenza, ma come coloro che progettano e guidano un percorso di apprendimento in cui il partecipante è protagonista della propria progressione.
Questo apporccio si concretizza in scelte pedagogiche coerenti con i nostri principi:
I formatori agiscono così come direttori d'orchestra: strutturano il contesto, garantiscono il senso, forniscono gli apporti teorici necessari e creano le condizioni per un forte coinvolgimento.
La formazione si inserisce in una dinamica che inizia prima della sessione stessa. Quando possibile, i partecipanti sono invitati a esplicitare i propri obiettivi operativi in anticipo o all'inizio del percorso.
Questo permette di:
La formazione non costituisce quindi un momento isolato, ma una tappa di un processo più ampio che mira alla trasformazione duratura delle pratiche professionali.
Si tratta anche di costruire una connessione emotiva con gli apprendenti per favorire in loro un senso di inclusione, sia individuale che collettivo. Riuscire a stabilire tale legame garantisce una migliore appropriazione delle conoscenze trasformando la formazione in un evento memorabile
Carolina Gracia Moreno, Manager dell'Offerta di Ingegneria Pedagogica, Cegos
Tutto si gioca nei primi istanti della sessione, sin dall'accoglienza dei partecipanti. Per instaurare un rapporto di fiducia con loro, i formatori adottano una postura umile e autentica. Guardano i partecipanti negli occhi, li chiamano per nome e mostrano benevolenza. "Un atteggiamento positivo che si affianca naturalmente alla buona padronanza dell'argomento trattato", nota Carolina Gracia Moreno.
Allo stesso modo, ai formatori è consigliato, nel momento in cui si presentano al gruppo, di condividere le proprie esperienze e la propria formazione in relazione al tema trattato, nonché i successi vissuti durante sessioni precedenti con altri partecipanti.
Carolina afferma che "Per creare fiducia, bisogna anche saper dosare animazione, ascolto attivo ed expertise, ciascuno di questi elementi deve essere utilizzato al momento opportuno. I formatori si nutrono delle aspettative, delle reazioni e dei feedback degli apprendenti."
Tuttavia, questo giusto equilibrio può essere messo in discussione dalla riluttanza o dall'assenza di attenzione di uno o più partecipanti, che possono frenare l'apprendimento del gruppo.
Carolina Gracia Moreno
Su questo punto, i lavori del neuroscienziato Stanislas Dehaene offrono un prezioso contributo: secondo lui, l'apprendimento è un processo che si basa su quattro pilastri applicabili a qualsiasi dispositivo formativo:
Coinvolgere gli apprendenti nella loro formazione significa anzitutto alternare metodi e modalità pedagogiche, non solo per evitare il calo dell'attenzione, ma anche per adattarsi a tutti i profili (introversi, estroversi, ecc.). Tra i metodi più emblematici: espositivo, dimostrativo, interrogativo, attivo ed esperienziale, noti anche come "dire, far dire o far fare".
Per mantenere l'ascolto e la motivazione, i formatori devono restare attenti ai segnali di stanchezza del gruppo. Proteggere le pause e i momenti di riposo fa parte delle buone pratiche per favorire una migliore integrazione dei concetti.
Per suscitare la partecipazione attiva in gruppi eterogenei, occorre rifletterci già in fase di progettazione. Il giorno della formazione, i facilitatori scelgono la modalità più adatta in funzione della fisionomia del gruppo, eventualmente costituendo sottogruppi con attività differenziate.
Se i formatori percepiscono una mancanza di motivazione in un partecipante, è utile dedicare del tempo al dialogo per capirne le ragioni. Piuttosto che cercare di convincerlo, invitano l'apprendente a esprimere il proprio punto di vista e a riflettere su come potrebbe comunque trarre vantaggio dalla formazione.
È fondamentale affrontare questo tema all'inizio della sessione. Alcune persone possono essere iscritte senza averlo desiderato, o non sentirsi coinvolte dalla tematica. In questi casi, è raccomandato ai facilitatori di stipulare un contratto con questi partecipanti, invitandoli a definire cosa desiderano portare a casa da questa esperienza. Nella pratica, si constata che la dinamica evolve spesso positivamente nel corso della formazione.
Carolina Gracia Moreno
Per rafforzare l'impatto, è importante presentare chiaramente, fin dall'inizio, il filo conduttore della formazione. L'obiettivo? Suscitare entusiasmo in ogni apprendente e coinvolgere il gruppo attraverso uno storytelling semplice ed efficace. Lo si può fare, ad esempio, presentando una success story, un caso concreto sviluppato nel corso della sessione, oppure un obiettivo collettivo da raggiungere al termine.
Questo filo conduttore serve a dare senso a ogni sequenza, a creare continuità tra le attività e ad alimentare la motivazione degli apprendenti. La formazione è allora concepita come una vera esperienza di apprendimento piuttosto che come una successione di esercizi.
L'impatto di una formazione nasce anche dal suo ritmo e dalla capacità dei facilitatori di suscitare sorpresa nei partecipanti, sia in presenza che a distanza. Il ritmo passa dalla postura del formatore, dal tono della sua voce, dalla varietà delle sequenze pedagogiche.
"In Cegos, prestiamo particolare attenzione a creare questo effetto sorpresa fin dall'inizio. Piuttosto che un semplice giro di presentazioni, proponiamo frequentemente una sequenza di presentazione attiva che immerge immediatamente i partecipanti nella tematica della formazione. Ognuno impara così qualcosa di nuovo, in diretta connessione con il tema del giorno", aggiunge Carolina Gracia Moreno.
L'intelligenza artificiale permette ora di costruire esperienze di apprendimento ancora più personalizzate. Fornendo all'IA informazioni chiave sulle personas, ovvero personaggi fittizi che rappresentano i pubblici target, essa può adottarne le posture e i modi di pensare. I formatori interagiscono con queste personas virtuali, pongono loro domande sulle aspettative, sui freni o sui bisogni formativi e affinano così il percorso pedagogico.
"Si possono immaginare nuove modalità di interazione tra l'IA e i partecipanti, a condizione che siano rigorosamente supervisionate da un formatore. Ad esempio, durante i lavori in sottogruppi, è spesso difficile per i formatori fornire un feedback individualizzato per mancanza di tempo. Con un prompt ben costruito, l'IA può generare un feedback personalizzato per ogni gruppo al termine dell'attività. I formatori intervengono poi per fornire una sintesi globale, precisare alcuni punti o correggere eventuali errori di interpretazione", prospetta Carolina Gracia Moreno.
Il ruolo dei formatori rimane centrale:
L'IA non sostituisce né l'interazione umana, né l'expertise pedagogica, né la capacità di analisi contestuale dei formatori.
"Tuttavia, l'umano non scomparirà e resterà al cuore dei dispositivi formativi. Paradossalmente, più l'IA si diffonde, più le conoscenzesi ricentrano sulle competenze umane essenziali e sulla capacità di disconnettersi per prendere distanza e dare senso all'apprendimento", conclude la nostra esperta.
Un'esperienza di apprendimento d'impatto trasforma il partecipante in protagonista della propria formazione, combinando azione concreta e riflessione. Si basa su situazioni reali, favorisce il coinvolgimento emotivo e permette un'applicazione diretta delle conoscenze acquisite.
I formatori svolgono oggi un ruolo determinante come facilitatori e guide. Creano un clima di fiducia propizio agli scambi, adattano i loro metodi ai bisogni individuali e favoriscono l'interazione tra partecipanti.
Il coinvolgimento si mantiene grazie a moduli brevi e interattivi che alternano teoria e pratica, con obiettivi chiari, casi concreti, gamification e un monitoraggio personalizzato.
La ludopedagogia trasforma l'acquisizione delle conoscenze mobilitando i meccanismi del gioco al servizio dell'apprendimento. Si basa sempre sugli stessi fondamentali: messa in azione, diritto alla sperimentazione, coinvolgimento emotivo e analisi riflessiva.
Dal 1926 il Gruppo Cegos è a fianco delle imprese, delle istituzioni, dei team e delle persone che forma, seleziona, supporta e aiuta a svilupparsi. Questo ha fatto di Cegos il leader della formazione manageriale, in Europa e nel mondo.
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