Compliance AI Act e normativa ISO
Governance, compliance e gestione del rischio nei sistemi di IA

L’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese sta accelerando più rapidamente della capacità delle organizzazioni di governarla. Nuovi strumenti vengono introdotti nei processi aziendali, spesso senza una mappatura completa, una chiara attribuzione delle responsabilità o una valutazione strutturata dei rischi.
L’AI Act impone alle aziende di superare questo approccio frammentario. La conformità, infatti, non si esaurisce nella verifica di singoli strumenti, ma richiede un vero sistema di governance: una strategia condivisa, regole interne, una gestione consapevole dei dati e un inventario aggiornato delle soluzioni AI utilizzate.
Da dove iniziare? Il primo passo è comprendere le scadenze normative, identificare il ruolo dell’organizzazione e classificare ogni sistema in base al livello di rischio. Solo a partire da questa base è possibile definire controlli, responsabilità e priorità di intervento proporzionati.
In questo articolo analizziamo gli elementi fondamentali per costruire una governance dell’AI solida: dalla data governance all’AI Policy, fino alla mappatura e alla classificazione dei sistemi secondo l’approccio basato sul rischio previsto dall’AI Act.
C’è una tendenza consolidata nel mondo delle imprese: procrastinare l’adozione di strumenti di compliance finché le normative non entrano a pieno regime. Lo abbiamo visto con il Regolamento UE 2016/679 in materia di privacy (c.d. GDPR) e lo stesso schema si è ripetuto in ambito cybersecurity con la Direttiva NIS 2 (Direttiva UE 2022/2555), recepita in Italia con il D.Lgs. 138/2024.
Oggi stiamo assistendo a uno spettacolo analogo con l’intelligenza artificiale.
Il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (Regolamento UE 2024/1689, c.d. “AI Act”) è entrato in vigore il 1° agosto 2024. Sono trascorsi quasi due anni: le norme sui sistemi vietati sono già in vigore, e la scadenza più impegnativa, gli obblighi per i sistemi ad alto rischio, era fissata per agosto 2026. Nonostante questo, un numero ancora significativo di imprese tende a procrastinare. Un approccio reattivo è rischioso in qualsiasi contesto normativo; in materia di AI, dove la velocità di sviluppo e adozione è senza precedenti, è strutturalmente inadeguato.
A chi fosse tentato di usare il calendario come alibi, vale una precisazione. Nella notte tra il 6 e il 7 maggio 2026, Parlamento Europeo e Consiglio dell’UE hanno raggiunto un accordo provvisorio nell’ambito del cosiddetto “Digital Omnibus”, che posticipa al 2 dicembre 2027 l’applicabilità delle regole per i sistemi ad alto rischio, con ulteriore slittamento al 2 agosto 2028 per i sistemi già coperti da normative settoriali preesistenti. La motivazione è tecnica: mancano ancora standard armonizzati e linee guida operative che permettano alle aziende e alle autorità nazionali di applicare le norme in modo uniforme. Il rinvio non cancella gli obblighi: li sposta. E il tempo guadagnato non è un condono, ma una finestra da usare bene.
Le aziende che useranno questi mesi per mappare i propri sistemi AI, definire i ruoli interni, avviare la formazione del personale e strutturare la governance si troveranno in una posizione di vantaggio competitivo e reputazionale rispetto a chi arriverà all’ultima scadenza impreparato. Ignorare il conto alla rovescia, anche quello aggiornato, significa esporsi a sanzioni fino al 7% del fatturato mondiale, a responsabilità solidale con i fornitori e a un rischio reputazionale significativo nei confronti di stakeholder, interessati e mercato.
I dati sono il carburante dell'intelligenza artificiale. Senza una governance solida dei dati, qualsiasi sistema AI, per quanto sofisticato, rischia di produrre risultati inaffidabili, parziali o non conformi. Prima di parlare di AI Act, quindi, è utile chiarire un punto spesso sottovalutato: i dati non sono solo un obbligo da gestire, sono un asset strategico.
La data governance non riguarda solo i dati personali. La strategia europea per i dati, avviata nel 2020 con l'obiettivo di creare un mercato unico dei dati, ha un approccio orizzontale che include sia dati personali sia dati non personali. Per un'azienda che adotta sistemi AI, questo significa governare l'intero patrimonio informativo: dati di produzione, dati commerciali, dati operativi.
Adottare l'AI non è una scelta tecnica. È una scelta strategica che appartiene all'organo di amministrazione, qualunque sia il modello di governance adottato dall'azienda. È quell'organo che definisce gli indirizzi strategici, approva le politiche aziendali e risponde davanti agli azionisti e alle autorità di vigilanza.
La decisione strategica sull'AI implica scelte che riguardano l'intera organizzazione:
La prima applicazione concreta della decisione strategica è l'adozione di una AI Policy. Attenzione: non esiste un formato unico; la struttura dipende dalla complessità dell'organizzazione e dal livello di maturità nella governance AI.
In una forma essenziale, la AI Policy è un documento di principi: definisce i valori, l’approccio etico e il posizionamento dell’organizzazione o del Gruppo nei confronti dell’intelligenza artificiale.
In una forma più articolata, assume un approccio verticale e operativo, entrando nel vivo di:
In un'ottica di gestione integrata dei rischi, infine, la AI Policy può essere coordinata con la politica di protezione dei dati personali già adottata dall’organizzazione, estendendola ai rischi specifici connessi all’uso dell'AI. Il GDPR, attraverso l'art. 24, richiede che il titolare adotti politiche adeguate al rischio: i sistemi AI amplificano quel rischio in modo significativo e rendono questo coordinamento non solo opportuno, ma necessario.
Non puoi valutare ciò che non hai mappato. Il primo atto operativo di qualsiasi percorso di AI governance è costruire un inventario strutturato di tutti i sistemi AI in uso nell'organizzazione. Senza questa base, qualsiasi valutazione del rischio resta priva di fondamento.
Per ogni sistema AI in uso, l'organizzazione deve essere in grado di rispondere a queste domande:
L'AI inventory è un documento strutturato che, per ogni sistema, riporta:
Il registro dei trattamenti ex art. 30 GDPR deve essere aggiornato per includere tutti i sistemi AI che trattano dati personali. Se non lo è ancora, l’AI inventory e l'aggiornamento del registro diventano un unico processo. Non duplicare il lavoro: integrare.
L'AI Act non tratta tutti i sistemi AI allo stesso modo. Il suo principio fondante è il risk-based approach: più un sistema è potenzialmente pericoloso per persone e diritti fondamentali, più stringenti sono gli obblighi che comporta. Capire in quale livello ricade un sistema AI è il primo passo operativo di qualsiasi percorso di governance.
L'AI Act definisce quattro categorie:
Sapere che un sistema rientra in una delle categorie dell'Allegato III non è sufficiente per concludere che sia ad alto rischio.
Una volta identificato l'intended purpose, si applica il filter mechanism, il meccanismo previsto dall'Art. 6 AI Act che consente al provider di dimostrare che un sistema, pur rientrando in una delle categorie dell'Allegato III, non è soggetto agli obblighi degli Artt. 9 e ss. dell'AI Act.
La condizione è che il sistema svolga una funzione limitata e preparatoria che non incide sulla decisione finale e che il rischio per i diritti fondamentali risulti pertanto contenuto (Art. 6(3) AI Act).
Nello specifico, il processo si articola in tre passi:
Le eccezioni si applicano solo ai sistemi Art. 6(2), non Art. 6(1); non si applicano mai se il sistema effettua profiling ai sensi del GDPR; non si applicano se il sistema è parte di un sistema complesso, come un sistema agente, i cui output combinati influenzano materialmente una decisione ad alto rischio.
Classificare correttamente un sistema è però solo il primo passo. Gli obblighi concreti dipendono anche dal ruolo ricoperto dall’organizzazione e dalle responsabilità condivise con fornitori e partner tecnologici.
Leggi l'articolo AI Act in azienda: responsabilità di provider, deployer e funzioni HR per approfondire il tema.
Da oltre vent’anni, Mauro assiste clienti italiani e internazionali in tutte le principali questioni di diritto del lavoro e relazioni sindacali. La sua attività comprende anche la consulenza in materia di protezione dei dati personali, privacy compliance, audit e gestione dei data breach, oltre all’assistenza nei procedimenti davanti al Garante per la protezione dei dati personali e alle autorità giudiziarie.
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