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Le competenze umane nell’era dell’AI sono fondamentali per interpretare le informazioni, prendere decisioni e collaborare in modo efficace. Mentre l’intelligenza artificiale automatizza le attività ripetitive e potenzia alcune capacità professionali, soft skill come pensiero critico, adattabilità e intelligenza emotiva acquistano valore. La sfida per persone e aziende è integrare queste capacità con le competenze tecniche, continuando a svilupparle attraverso pratica, feedback e formazione.
Con il contributo di Christelle Delavaud, responsabile dell’offerta di Sviluppo Personale di Cegos, l’articolo approfondisce quali competenze coltivare e come accompagnare la trasformazione del lavoro senza perdere autonomia e capacità di giudizio nella nuova era dell'AI.
Dagli anni Ottanta, le competenze comportamentali sono al centro delle riflessioni su performance e occupabilità. L’arrivo dell’AI rafforza questa tendenza e ridefinisce le capacità che creeranno valore nel mondo del lavoro di domani. Automatizzando le attività ripetitive ed elaborando grandi quantità di dati, l’AI generativa ci offre l’opportunità di sviluppare nuovi punti di forza, che valorizzano ciò che ci rende umani e ci aiutano a mantenere il controllo.
Più vengono automatizzate attività come la ricerca di informazioni, il riassunto di documenti o l’ulteriore sintesi dei contenuti, più avremo bisogno di sviluppare le competenze umane che fanno la differenza.
Christelle Delavaud, Responsabile dell'offerta di Sviluppo Personale, Cegos
Quindi, quale sarà il nostro valore aggiunto nel mercato del lavoro di domani?
Per rispondere a questa domanda, è importante comprendere che l’arrivo dell’Ai incide sulle soft skill a tre livelli:
Il concetto di agency, ossia la capacità di agire intenzionalmente, svolge un ruolo centrale nell’affrontare questi cambiamenti e rappresenta oggi un elemento distintivo nel mondo professionale.
In origine, l’agency indica la possibilità di agire intenzionalmente, assumendo un ruolo attivo. Nel contesto dell’utilizzo dell’AI, questo concetto acquista un significato ancora più rilevante: indica la capacità di mantenere il controllo su ciò che le deleghiamo, sulle nostre azioni e sulle nostre scelte.
Christelle Delavaud, Responsabile dell'offerta di Sviluppo Personale, Cegos
Secondo l'International Barometer Cegos 2026 “Transformation, Skills & Learning”, quasi un lavoratore su quattro ritiene che le proprie competenze potrebbero diventare obsolete nei prossimi anni. Dovremmo quindi abbandonare le competenze strettamente operative e tecniche per concentrarci interamente sulle soft skill?
«La vera sfida è svilupparle entrambe in parallelo, senza trascurare né le une né le altre. L’obiettivo è farle convivere in modo complementare. Saper rispondere a questa esigenza e trovare il giusto equilibrio è già, di per sé, una competenza comportamentale», afferma Christelle Delavaud.
In futuro, l’occupabilità dipenderà soprattutto dalla capacità di ciascuno di mettere in campo i punti di forza più pertinenti in funzione della situazione e della sfida da affrontare. Il discernimento diventa quindi un requisito fondamentale per riconoscere il contributo di ogni competenza e comprendere come combinarle. «La sfida non è applicare un modello predefinito, ma saper attivare le competenze giuste, al momento giusto e in funzione delle necessità».
Verifica delle informazioni, problem solving, comunicazione e cooperazione: sono tutte competenze trasversali che si sviluppano soprattutto attraverso la pratica, il feedback e il confronto con situazioni diverse.
Per chi lavora, il primo passo è quindi concentrarsi sulle soft skill più pertinenti rispetto al proprio contesto e alle sfide professionali.
L’importante è esercitarsi il più possibile: allenarsi in situazioni di lavoro reali e misurare l’impatto delle proprie azioni per individuare ciò che funziona e ciò che non funziona. In particolare, chiediti quale valore aggiunto e quali benefici queste soft skill apportano alla tua quotidianità professionale.
Christelle Delavaud, Responsabile dell'offerta di Sviluppo Personale, Cegos
Ecco alcune azioni concrete per sviluppare le soft skill in modo duraturo:
Le aziende hanno tutto l’interesse a mantenere aggiornate le competenze dei collaboratori. Trascurare lo sviluppo delle soft skill significa esporre l’organizzazione a numerosi rischi:
La formazione per sviluppare le soft skill dei collaboratori deve però essere pianificata per tempo e richiede un piano d’azione ben strutturato. È particolarmente consigliabile partire dalle soft skill essenziali: pensiero critico, capacità di giudizio, intelligenza emotiva e capacità di imparare a imparare.
È importante ricordare che non tutti i collaboratori hanno lo stesso livello di conoscenza di questi temi e che anche le loro esigenze possono variare nel tempo e in funzione delle sfide che affrontano.
Christelle Delavaud, Responsabile dell'offerta di Sviluppo Personale, Cegos
Impegnarsi ad accompagnare la trasformazione del lavoro permette di contare su collaboratori consapevoli delle attività destinate a evolvere, di quelle che possono delegare, delle competenze da acquisire e del valore specificamente umano che apportano.
È anche un modo per garantire che tutti utilizzino l’AI in maniera responsabile: sapendo riconoscere i suoi bias, proteggere i dati e comprendere le questioni legate alla riservatezza e alla proprietà intellettuale.
Christelle Delavaud, Responsabile dell'offerta di Sviluppo Personale, Cegos
I giovani professionisti sono particolarmente interessati all’automazione delle attività di base che un tempo venivano affidate loro: venendo meno questi incarichi, ci si aspetta rapidamente che dimostrino competenze strategiche fin dall’inizio della carriera. Le organizzazioni che scelgono di accompagnarli e formarli per dare solidità al loro futuro professionale ne ricaveranno numerosi benefici.
Formare i team per sviluppare le soft skill diventa quindi un investimento fondamentale nella gestione delle persone e delle competenze. Chi riesce oggi a sviluppare capacità umane richieste e riconosciute avrà infatti maggiori possibilità di progredire nella propria carriera e di ricoprire i nuovi ruoli che richiedono queste competenze trasversali.
Le competenze umane resteranno centrali, perché l’AI automatizza soprattutto le attività ripetitive o standardizzate. Pensiero critico, discernimento, intelligenza emotiva e creatività continueranno a essere essenziali per prendere decisioni, valutare alternative e collaborare efficacemente.
Le soft skill prioritarie nelle aziende comprendono il pensiero critico, la capacità di giudizio, l’adattabilità, l’intelligenza emotiva, la creatività e la capacità di apprendere continuamente. Permettono di utilizzare l’AI in modo più efficace, senza perdere autonomia.
Le hard skill sono competenze tecniche o specifiche di una professione, come l’analisi dei dati, la contabilità o la programmazione. Le soft skill sono competenze comportamentali, come la comunicazione, l’adattabilità o il pensiero critico, trasferibili tra professioni diverse.
No. La sfida è far convivere competenze tecniche e umane in modo complementare. L’occupabilità dipenderà sempre più dalla capacità di attivare la competenza giusta al momento giusto.
Le soft skill si sviluppano soprattutto attraverso la pratica. È consigliabile sperimentarle in situazioni reali, osservarne l’impatto, adattare le proprie abitudini e mantenere quelle più efficaci.
Perché l’AI sta trasformando il lavoro e può mettere alla prova la capacità di giudizio, il pensiero critico e le relazioni umane. La formazione sulle soft skill aiuta anche a rafforzare l’adattabilità e l’occupabilità dei collaboratori.
No. Le competenze tecniche restano importanti, ma devono essere integrate con quelle umane. Il valore risiede sempre più nella capacità di combinarle.
La chiave è imparare a utilizzare l’AI come risorsa, senza delegarle tutte le decisioni. Una buona abitudine è chiedersi che cosa ci si aspetta dal suo utilizzo e con quale intenzione la si sta impiegando.
Dedicare del tempo alla riflessione personale prima di convalidare una risposta generata dall’AI è una buona pratica. Verificare, confrontare, riformulare con parole proprie e mantenere la responsabilità della decisione aiuta a conservare un ruolo attivo nel proprio lavoro.
Articolo tradotto e adattato dall'originale scritto da Christelle Delavaud e Julia Inventar per Cegos, disponibile qui.
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