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Training, Management, Commercial, Professional Efficiency
IscrivitiLo confesso, scrivere è sempre stata la mia bestia nera fin dagli anni del liceo. Appartengo alla schiera di chi, dopo aver scritto con fatica la tesi, ha proferito le ferali parole: “mai più”. Peccato che negli anni mi sono trovata a fare un mestiere che prevedeva di scrivere: proposte, articoli (come questo) e, soprattutto, tonnellate di mail. Ecco, le mail: fonte di gioia e tormento di tutti coloro che lavorano in azienda.
Uno sguardo al passato forse ci aiuta a visualizzare meglio la fortuna dell’email: prima dell’avvento della posta elettronica una lettera doveva essere scritta a mano o battuta a macchina, imbustata, affrancata e poi affidata alle poste nazionali per arrivare – si sperava… – in mano al destinatario. Non voglio nemmeno immaginare la mole di lavoro necessaria se i destinatari erano più d’uno.

Le mail ci hanno semplificato la vita personale e professionale con la loro economicità e immediatezza: costano poco, anzi pochissimo e arrivano subito. La cosa curiosa è che queste due caratteristiche siano anche i loro principali svantaggi. L’economicità e l’immediatezza ci hanno portato a scrivere troppo e spesso male. In più, abbiamo trasferito il linguaggio nato per un altro mezzo - la corrispondenza “fisica”- all’agile mondo delle mail. Senza pensare che forse era il caso di aggiornarlo e di renderlo meno formale.
Come se non bastasse, tutti prima o poi abbiamo subito il fascino perverso del tasto "invio"; quasi a volersi liberare dal peso del dover scrivere qualcosa a qualcuno ci siamo precipitati a schiacciare l’invitante pulsante. Da lì hanno origine gli allegati mancanti, gli errori di ortografia o di sintassi e in qualche caso le frasi avventate che a qualcuno hanno provocato guai, lavorativi o personali, più o meno seri.
I problemi degli esseri umani con la scrittura non sono legati alle sole mail ma arrivano da lontano. Come speciescriviamo e leggiamo da poco più di cinquemila anni. É un tempo molto piccolo, se paragonato alla storia dell’uomo sul pianeta, e ancora non abbiamo preso bene le misure con questa “nuova” capacità.
I neuroscienziati e i neuroarcheologi sostengono che il nostro cervello non si sia sostanzialmente modificato in questo lasso temporale; per leggere e scrivere è costretto a prendere in prestito delle aree in origine deputate a fare altro. Dobbiamo fare pace con l’idea che scrivere non sia un atto “naturale” per cui siamo stati cablati e che occorra porre qualche attenzione in più per farlo bene, minimizzando i rischi di incomprensione nel caso delle mail professionali.
I consigli per aumentare l’efficacia nella comunicazione scritta si concentrano sul cosa fare prima di mettere mano alla tastiera e si possono riassumere in tre domande.
L’argomento che devo/voglio affrontare richiede per forza una mail o faccio prima spiegandomi di persona, magari con una telefonata? In linea generale più il tema è complesso meno la mail è il mezzo giusto per cominciare; conviene prima confrontarsi con il nostro interlocutore. La posta elettronica è un mezzo fantastico, ma non può sostituire la comunicazione interpersonale in termini di efficacia.
Spesso ci buttiamo a scrivere senza chiederci qual è l’obiettivo che vogliamo raggiungere. Vogliamo essere letti? Vogliamo che il nostro interlocutore faccia qualcosa di specifico? Abbiamo bisogno di ottenere delle informazioni o una risposta definita? Sono obiettivi molto diversi fra loro, che richiedono una struttura differente.
Come disse Umberto Eco in uno dei suoi aforismi fulminanti “C’è una sola cosa che si scrive solo per sé stessi, ed è la lista della spesa”. È quindi importante domandarsi cosa sa e cosa non sa del nostro argomento la persona che ci leggerà, qual è il suo stile abituale di linguaggio e quindi cosa dobbiamo fare per adeguarci. Rischiamo altrimenti di non raggiungere il nostro obiettivo e di dare il via a una valanga di mail di botta e risposta.
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