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Vivere "liquido" ma pensare "solido"

19/06/2015

Non possiamo gestire l’accelerazione della vita nel modo propagandato dallo slogan pubblicitario di un tempo che raccomandava un amaro “contro il logorio della vita moderna”. La liquefazione
sociale, per dirla alla Bauman, è sinonimo di flessibilità, di continuo confronto (e a volte di dipendenza) rispetto ad un’evoluzione incalzante, spesso priva di riferimenti stabili. Siamo di fronte ad una “congiuntura” permanente di stampo – se vogliamo proseguire con la metafora fisica – gassoso, che può generare insoddisfazione.

In questo vortice finiscono, con velocità diverse, professione, vita privata, divertimenti, passioni, a volte anche sogni. Al lavoro, la ricerca della produttività e il culto dell’innovazione continua si spiegano sovente con il timore di farsi distanziare da una concorrenza senza confini e di perdere il treno giusto (anch’esso rapido) della supremazia di brand e di business. Stress e dipendenza dal lavoro (workaholism) sono effetti di questa accelerazione del tempo professionale non necessariamente più lungo in termini assoluti (numero di ore lavorate), ma sempre più “intenso”. Ogni ora lavorata deve diventare ottimizzata e finalizzata
ad un preciso risultato.

Tale accelerazione coinvolge pure la sfera sociale. Il motto che pare prevalere è fare tutto, visitare tutto, sperimentare tutto, accedere ad una sorta di immortalità riempiendo la vita mortale di più esperienze possibili. Non contento di accumulare – e cumulare – molti impegni, l’essere umano moderno è avviato verso una vita relazionale piuttosto instabile: le relazioni affettive e amicali si possono consumare anche per dei capricci, le promesse diventano revocabili, le reti sociali acquistano una consistenza virtuale. Alla precarietà lavorativa generalmente subita, ma – malgrado tutto - accettata come una necessità, corrisponde una precarietà sociale spesso volontaria e anche rivendicata.

La “velocità” esistenziale incide anche sulla formazione intellettuale degli individui. Nella società (liquida) dell’insicurezza permanente nei confronti dell’avvenire, conta solo il presente. L’esperienza non si pone più come il baluardo essenziale verso le sfide che verranno, molte delle quali difficili da prevedere. L’educazione e la formazione servono per la crescita economica e alcune istituzioni, come la U.E., sostengono l’idea del “lifelong learning”, per promuovere l’intenzionalità individuale nel modificare o sostituire le conoscenze non più adeguate alle nuove necessità social/professionali. Ma i budget aziendali oggi sono più ristretti e mirati e di conseguenza la responsabilità della formazione entra a far parte sempre più della discrezionalità della persona stessa. Pertanto modernità liquida e responsabilità individuale per il proprio sviluppo – l’autoformazione oggetto dello scorso numero – fatalmente ci conducono a parlare di formazione liquida.
Ma cos’è?

1 Parliamo di una doppia forma di liquidità, quella dei contenuti e quella dei contenitori:

  • il tasso di obsolescenza di certi temi si è elevato e, in più, certi saperi non hanno più il tempo di stabilizzarsi
  • la parte solida dei saperi (e meno male che esiste ancora… ), cioè i contenuti che tendono a porsi come driver fondativi di certe competenze, necessita in alcuni casi di una sorta di riattualizzazione (per es. dalle riunioni classiche face to face a quelle in remoto, dall’aula di training classica all’aula virtuale, dai modelli tradizionali di leadership a quelli fondati su nuovi valori - emotivi, etici, conversazionali, …)
  • accanto ai contenuti, mutano anche le metodologie di trasferimento degli stessi, sollecitate dall’avanzamento tecnologico e da modalità che mettono al centro dell’attenzione chi deve apprendere; quindi l’evoluzione dei contenitori (dalla tecnologia, agli approcci formativi che tengono conto del numero dei partecipanti) influenza la didattica dei contenuti e, automaticamente, anche questi ultimi

2 La formazione liquida è un continuo adattamento del modello di capacità e competenze atte a gestire la propria professione. Poiché il mondo di oggi soffre di “infobesità”, dove i confini tra informazione e formazione si fanno sfumati, quella parte di formazione che ha lo scopo di creare un pensiero solido teso a creare chiavi personali e robuste di lettura del contesto, si scontra con:

  • l’urgenza della realtà che sottrae spesso il tempo del cervello disponibile
  • i differenti parametri dell’economia dell’attenzione, di solito molto catturata dal brevissimo termine

3 Il rischio della formazione liquida è quello di riscrivere una didattica basata fortemente sull’evento, sull’avvenimento, sulla sorpresa del “Wow!”, interiezione americana entrata nel nostro linguaggio quotidiano. È la teatralizzazione della formazione per far colpo in un mondo pieno di rumori fisici e psicologici (concetto quest’ultimo derivato se non altro dalla formazione solida
di un tempo!)

Ma la formazione liquida è qui per restare o per entrare o rientrare in altri stati
della fisica?


Tiziano Botteri

Consultant