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Un self check up delle competenze

20/04/2015

Come possiamo mantenere o addirittura migliorare il nostro sistema individuale di competenze? Concretamente è necessario diventare abili nel fare ciclicamente un check up delle proprie competenze, identificando punti di forza e spinte motivazionali, al fine di poter elaborare un progetto professionale personale.

Avere un progetto, o almeno una linea evolutiva dei nostri desideri, è utile perché ci permette di orientare energie, nell'attuale o nella futura organizzazione di appartenenza. Questa necessità è particolarmente evidente per chi si trova o si approssima ad essere in una fase di transizione: persone alla ricerca di impiego, persone in carriera (in particolare nella seconda fase del ciclo cronologico), persone prossime alla messa in mobilità.

Cosa potremmo porci come obiettivi di fase di questo percorso di autoriflessione? I diversi esperti propongono mappe apparentemente molto diverse nella forma ma sostanzialmente convergenti nella sostanza.

  • Comprendere i nostri fattori motivazionali, sia intrensechi (legati prevalentemente alla nostra struttura di personalità), sia contestual-situazionali (legati alle condizioni imposte dall’ambiente di riferimento).
  • Saper interpretare razionalmente le dinamiche del mercato di lavoro, immaginando tendenze complessive.
  • Mappare le proprie competenze secondo una struttura logica che superi le generiche dichiarazioni di conoscenza e che aiuti la declinazione specifica del grado di mastery di ogni competenza.
  • Predisporre un progetto professionale realistico (ossia basato su una concreta esplorazione delle opportunità e delle risorse ambientali, sia professionali che formative) e coerente con i nostri valori e con le nostre aspirazioni.
  • Prepararsi a cambiare, prendendo atto di costi e benefici correlati, sia economici, sia psicosociologici.
  • Promuovere il proprio progetto, predisponendo i corretti canali di comunicazione e di relazione.

Chi è già inserito in un ambiente organizzativo di tipo aziendale o istituzionale deve comunque scegliere con attenzione quale cornice cognitiva utilizzare come guida delle proprie riflessioni. Il rischio è di percorre una strada di autocentratura eccessiva, pervasa da egocentrismo priva di coerenza con i bisogni aziendali e con i trend di mercato. Dopo aver compreso quali sono le nostre esigenze dovremmo trovare il modo di costruire una relazione aziendale in grado di generare utilità reciproca.

Le aziende più sensibili al tema della cooperazione intraorganizzativa e allo sviluppo dei talenti interni hanno da tempo colto la necessità di aiutare i propri componenti in fase di autoriflessione e di generazione di un piano di sviluppo delle competenze. In questo senso, dopo aver elaborato modelli di competenza che guidino i comportamenti organizzativi verso uno stile aziendalmente caratterizzato, hanno dato spazio a programmi in cui viene posta attenzione alle relazioni tra le persone che compongono l’azienda stessa e tra le loro competenze ed i ruoli che animano. Un approccio sistemico, in cui si coltivano visioni di insieme e relazioni a 360°, favorisca una reale e stabile tendenza verso il benessere e l’efficienza organizzativa, una tendenza guidata dal desiderio e dall’autostima dei professionisti, contrariamente a molte soluzioni solo top down in cui il vincolo ed il comando gerarchico sembrano essere l’unico driver utilizzabile.

ALESSANDRO REATI
Practice Business Leader
Cegos Italia