Training for Millennials

26/04/2017
Segni particolari: Millennials. Nati tra l’80 e il 2000, cresciuti a pane e tecnologia, avvezzi al concetto di crisi. Ma anche globali nell'anima, inclini al cambiamento, “social” per definizione.Stanno rappresentando numeriche sempre più importanti nelle popolazioni aziendali. Si stima che nel 2020 costituiranno il 50% della forza lavoro; nel 2025 il 75%. Intanto oggi si stanno spostando verso ruoli di primo livello, mentre la generazione X che li ha preceduti (i nati tra il 1965 e l’80) trasla verso funzioni executive e la cosiddetta Z (i nati dopo il 2000) si prepara a fare il proprio ingresso in un mondo del lavoro che, nel complesso, continua ad invecchiare ed è trattenuto alla scrivania da esigenze del sistema pensionistico.Fenomeni, questi, molto rilevanti con cui le aziende non possono non fare i conti. E se si aspettano che siano i cosiddetti “nativi digitali” a doversi adeguare al proprio contesto, sbagliano di grosso. Sono anzi loro a dover adattare la propria organizzazione, i propri strumenti e soprattutto la propria cultura, per poterli accogliere e valorizzare. Come? Sicuramente attraverso la formazione.Sono vari i fronti su cui il training può intervenire con successo. In primis preparando i manager di oggi ad interagire in maniera efficace con le nuove generazioni. Dall'altro coltivando le potenzialità di queste ultime, per consentire loro di esprimersi al meglio e di essere altrettanto in grado di comunicare con “la vecchia guardia”.Come attrarre i Millennials? Come trattenerli? Come motivarli? In una parola, come gestirli?Il primo passo è sicuramente conoscerli, saperne leggere comportamenti e attese al di fuori di ogni facile luogo comune. Sapere quindi che hanno strutturalmente un approccio elastico nei confronti di spazio e tempo, una logica in genere di breve termine, una naturale propensione a mixare vita professionale e personale. Ma anche una predilezione per il lavoro per obiettivi, una grande attenzione per i “valori” al di là della retorica, il desiderio di un rapporto informale ma costante con il proprio capo, l’aspettativa di potersi esprimere e affermare.Adottare un approccio produttivo, autentico, basato sulla trasparenza è sempre vincente. Con la generazione Y – altro sinonimo utilizzato per i nativi digitali – lo è ancora di più. Come alimentare una cultura dello scambio e agire alla continua ricerca di punti di convergenza, ma soprattutto essere in grado di adottare uno stile di management interattivo: fortemente incentrato sul feedback, che porti a influenzare senza essere autoritari, a essere diretti senza essere direttivi, a sapere – perché no – anche sorprendere.Onere e onore di favorire tutto ciò è sicuramente della funzione HR, che adesso più che mai è chiamata a creare ambienti socio-organizzativi in grado di sostenere le performance aziendali, prestando un’attenzione sempre maggiore a temi “caldi” come il work-life balance, il clima aziendale, il passaggio di testimone tra le generazioni, la variety come evoluzione della diversity.Preoccupazione non secondaria delle Risorse Umane di oggi è anche quella di individuare modalità formative in grado di “arrivare” con efficacia ai Millennials, le cui caratteristiche, abitudini e attese non possono essere ignorate neanche in un’ottica di apprendimento. Se è immediato pensare all'utilizzo della tecnologia – moduli e-Learning, virtual classroom, podcast, video, app – considerando la dimestichezza dei Millennials verso di essa, non si può non pensare che anche l’aula cosiddetta tradizionale, che rimane il vero “cuore” della formazione, debba adeguarsi attraverso una docenza interattiva, un ritmo coinvolgente, un approccio nel complesso più informale e magari anche una location particolare.Emanuela PignataroEmanuela PignataroOpen Courses Division Director Cegos Italia