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Spiccare il volo: progettare l'autoformazione?

20/04/2015

“Fai qualcosa per te!”. Così, più o meno, proclama un recente slogan pubblicitario televisivo che promuove l’apprendimento di lingue straniere. E a ben vedere si tratta di un’esortazione che può estendersi senza dubbio anche ad altri campi che riguardano capacità ed abilità strettamente connesse con le professioni presenti e future. Il fenomeno dell’individualizzazione nel mondo del lavoro, figlio di un cambiamento tecnologico ed organizzativo, oltreché sociale e generazionale, ha da anni lasciato e continua a lasciare una profonda traccia sull’adeguata preparazione ad una professione e sul conseguente e necessario aggiornamento.

Tempo fa si parlava di "individualismo di massa", stimolato prepotentemente dai media e dal consumismo: è il processo del "tutti diversi, ma negli stessi modi" e quindi in fondo tutti uguali. Gli individui agiscono e combattono con e contro altri singoli, ma tutto ciò avviene per obiettivi identici, e qualcuno lo fa per diventare il migliore rispetto alla massa (intesa come entità sociale e senza alcuna connotazione negativa). Detto processo si è riflesso poi sul mercato del lavoro agganciandosi alle turbolenti mutazioni che hanno investito la vita delle imprese che, non di rado, hanno risentito di un mondo aziendale strutturato sull’accentramento e sulla distribuzione verticale degli uomini.

Oggi tastiamo con mano che una certa globalizzazione negativa e omologante, sociale e culturale, prodottasi nel passato mostra la corda specialmente per chi deve entrare nel mondo lavorativo.

E’ in corso un profondo dibattito a livello internazionale su come si possa acquisire una sorta di attitudine all’impiego, e - in non pochi casi - a mantenerlo. Il passaggio attraverso l’autoformazione diventa in tal senso un elemento obbligato, ma in maniera nettamente differente rispetto a prima.

Un tempo l’autoformazione si dipanava spesso all’ombra rassicurante dell’impresa che ne fissava i canoni essenziali. Ora la professionalità nell’era della conoscenza poggia molto sulla sensibilità e sulla volontà del singolo, anche perché il sostegno finanziario aziendale si è rarefatto e la durata dell’esistenza di un’impresa si è drasticamente ridotta rispetto alla vita lavorativa della persona. Quindi si è “quasi” costretti ad apprendere in modo continuo per tenersi pronti ad ogni evoluzione imprevista (o abbondantemente prevista dallo stato delle cose attuali… come si afferma nei corsi di time management: alcuni imprevisti possono essere previsti se si osserva la realtà circostante).

Già nel 2004 Gian Piero Quaglino curava un’interessante pubblicazione presso Raffaello Cortina editore sul tema dell’autoformazione, raccogliendo contributi elaborati da studiosi di diversi Paesi, al fine di sottolineare il messaggio per il quale diventare autonomi e responsabili del proprio apprendimento si pone come uno strumento sempre più essenziale. Sono trascorsi più di dieci anni da allora ed in questo periodo è cresciuto in modo esponenziale il fenomeno del sistema mediale e tecnologico che può essere alla base di un individualismo più virtuoso in rapporto a quello anarchico e tribale tipico di una società disgregata e solitaria e centrata solo sui personali desideri ed egoismi. La comunità reticolare, dove ognuno insegna e apprende nello stesso tempo, può porsi come un importante bacino per lo sviluppo dell’autoformazione aggirando la svalutazione del singolo e rafforzando la sua diversificazione e la sua "immensificazione".

Si tratterà di lavorare di conseguenza su un quadro concettuale tridimensionale:

  • l'approfondimento delle strategie di apprendimento
  • le attività di autoformazione formale e informale
  • l’acquisizione di capacità riconosciute ed in linea con i bisogni aziendali o di sviluppo dei contesti organizzativi e ambientali

Dunque progettare l’autoformazione si può e si deve. Ci soccorrono nuovi approcci come la “flessibilità cognitiva” di Rand J. Spiro per la quale l’abilità di fronteggiare la complessità senza cedere al rischio di smarrimento e confusione dovrà essere fortificata in modo preciso. Qualcuno definisce questo orizzonte come il criss-crossing landscape, metafora di un apprendimento sempre meno lineare e facilitato da ambienti capaci di integrare molteplici risorse.

Tiziano Botteri


Tiziano Botteri

Consultant

twitter@tiziano_botteri