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Navigare nel cambiamento

19/06/2015

Tutto scorre. Come un lungo fiume, che può apparire sempre uguale a se stesso, ma non lo è, celando forti correnti e vortici imprevisti. Quanto sarebbe più facile se tutto fosse davvero immobile, fedele a se stesso, immutabile.

Tutto scorre. È la storia del pianeta, ma è anche la storia dell’uomo: una storia di adattamento, di continua trasformazione, dove non necessariamente sopravvivono o prevalgono le culture più forti, ma quelle capaci di riadattarsi e di cambiare.

Anche le organizzazioni sono così. A maggior ragione oggi, quando le certezze sono poche, sono proprio le organizzazioni capaci di navigare nelle acque incerte del cambiamento che si distinguono dalle altre.

Gestire il movimento, gestire la trasformazione, gestire il cambiamento che non abbiamo voluto, ecco alcune delle richieste sempre più frequenti al giorno d’oggi. Le aziende hanno davvero bisogno di essere guidate da persone che sanno muoversi nelle turbolenze e sempre di più queste capacità non riguardano solamente il top management ma chiunque abbia un ruolo di leadership all’interno dell’organizzazione.

Eppure nelle aziende abbiamo tante persone che si comportano dimenticandosi il principio del “tutto scorre”. Vediamone alcuni, liberamente inspirati ai supereroi.

Ice Man, il congelatore, è il conservatore per eccellenza. Non nega il cambiamento, ma vuole congelare il più possibile gli effetti. Nemico anche del cambiamento interno, è facilmente identifi cabile per la resistenza intrinseca ad ogni tentativo di migliorare le cose. Se non dice: “Le cose sono così ed è così che devono andare” non fatevi ingannare: in realtà lo pensa. Effetti collaterali: prima o poi arriva l’onda anomala, che tutto travolge.

Talvolta può essere confuso con l’Uomo Pietra, che vuole rendere tutto immobile e combatte il cambiamento negandolo. Si identifi ca per le certezze granitiche, che vengono date come ricetta in ogni situazione. Racconta aneddoti (sempre gli stessi) sulle sue passate esperienze, senza vedere le differenze. Non ascolta né percepisce le avvisaglie del cambiamento, per cui talvolta chi lo circonda si arrende. Effetti collaterali: prima o poi cola a picco (e a seconda della posizione, si porta dietro anche gli altri).

Più piacevole, almeno all’apparenza, è Fiaccola. È il motivatore. Le sue parole più gettonate sono: “Dai che ce la facciamo, ce la puoi fare”. Combatte il cambiamento istillando calore nelle persone. Fautore del pensiero positivo, tende a dimenticarsi che il cambiamento c’è, che tutto si trasforma e non è sufficiente credere in se stessi per affrontare nuove sfi de e nuovi mercati. Effetti collaterali: quando l’acqua si alza in maniera impetuosa, tutto si spegne.

Guscio di noce è il più piccolo e inoffensivo, almeno all’apparenza. Si abbandona al cambiamento, si lascia trasportare. Lo riconosciamo per il fatto che non prende posizione, la cambia in relazione all’interlocutore, non cerca di consolidare le proprie competenze e quelle del proprio team. Tattica che può funzionare anche a lungo, trattandosi del principio del galleggiamento. Effetti collaterali: quando arriva il vortice, risucchia tutto.

Quali sono le qualità umane necessarie per muoversi in questo mondo che cambia costantemente? Parafrasando i 7 Habits di S. R. Covey possiamo evidenziare alcuni aspetti necessari per costruire una cultura della leadership che tenga conto del continuo cambiamento.

Il primo è sicuramente essere capaci di guidare se stessi. Sentirsi responsabili e non vittime delle circostanze, avere una bussola – un senso e una direzione – essere coerenti con le proprie priorità permette ai leader di non essere vittime del cambiamento, che si può interpretare e comprendere, interagendo con lui. Una barca con un marinaio, insomma. È ciò che Covey chiama la “Vittoria Privata”.

Il secondo è quello di riuscire a guidare gli altri. La mentalità corretta è quella del vinco io – vinci tu, le abilità sono quelle della comunicazione empatica, il risultato è quello della sinergia, dove per dirla con Covey 1+1=3, 10, 100, 1000. Una barca con un equipaggio che funziona. È quello che Covey chiama la “Vittoria Pubblica”.

Il terzo aspetto è quello del rinnovamento (di cui abbiamo parlato anche nello scorso numero di Beyond Knowledge). Cosa faccio oggi perché la nostra barca vada bene anche domani? Me ne prendo cura? È abbastanza solida per affrontare la prossima tempesta?

Se le aziende creano una cultura comune e condivisa in cui i leader siano capaci di muoversi mettendo in opera queste capacità, saranno in grado di affrontare le crescenti complessità e le continue trasformazioni con meno ansia e maggiore possibilità di uscire vittoriosi dal guado… e affrontare il prossimo.

Chiara Barbieri


Chiara Barbieri

Practice Business Leader
FranklinCovey