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Millennials: rumors, myths & legends

19/09/2016

Gli stereotipi sono una semplificazione della realtà, spesso funzionali alla creazione di relazioni basate sulla chiusura e la strumentalizzazione. Lo stereotipo non si basa su una conoscenza di tipo scientifico ma spesso la millanta, proprio per nascondere una valutazione reificante dell'altro. Gli stereotipi, secondo Manfred Beller, si presentano in due forme: “una figurativa, relativa a ciò che è fissato o ripetuto in una forma stabile, inerte, priva di apporti innovativi, convenzionale e precostituita e una linguistica relativa a quelle parole o locuzioni entrate nell’uso e fissatesi in una data forma ripetuta in modo meccanico fino a banaliAdd Newzzarla”.

In questo momento storico il concetto di Millennials, nato con una piena rispettabilità sociologica, rischia di trasformarsi in una semplificazione improduttiva o perniciosa. Per chi si occupa di gestione e sviluppo delle risorse umane può allora essere utile riprendere alcune generalizzazioni e demistificarle.

Iniziamo ricordando che la creazione del termine è ampiamente accreditata a William Strauss e Neil Howe. Nel 1987 avviarono le loro riflessioni considerando le implicazioni dell’inserimento nell’ambiente scolastico dei nati nel 1982. Successivamente (1991 e 2000) scrissero altri contributi, sempre fortemente collegati al tema dell’educazione di questa generazione. I Millennials ora sono a pieno titolo inseriti nelle organizzazioni e lungo è l’elenco delle ricerche e degli articoli divulgativi a loro dedicati, purtroppo spesso imprecisi e vaghi o, al contrario, mitizzanti. Ci sono però stati anche alcuni validi tentativi di contenere le distorsioni.

La differenza sostanziale tra i Millennials e le generazioni precedenti sembra essere la digital proficiency, che deriva dall’essere cresciuti direttamente immersi nelle “non più nuove” tecnologie. Per quanto riguarda gli obiettivi di carriera, il grado di coinvolgimento aziendale e le preferenze verso specifici stili di leadership sembra che non si presentino differenze sostanziali. Questa situazione dovrebbe spingerci allora non a immaginare nuovi modelli gestionali dedicati specificatamente alla nuova generazione, ma a valutare quanto stiamo concretamente gestendo in maniera integrate, diversity focused e costruttiva la popolazione complessiva delle nostre organizzazioni.

AlessandroReati


Alessandro Reati
Practice Business Leader
Cegos Italia