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Le nuove generazioni: caratteristiche, lifestyle e rapporto con il lavoro

19/09/2016

Molto si è detto e scritto su questo tema che – a volte – sembra ci sia quasi scoppiato tra le mani, come fosse in parte inaspettato. Ma è stata l’accelerazione dei grandi cambiamenti tecnologici, sociali ed economici a dargli una brusca impennata. La logica di completezza imporrebbe di affrontare l’argomento su più piani, ad esempio:

  • i più importanti aspetti caratterizzanti delle nuove generazioni: come sono, cosa preferiscono, come si relazionano
  • come interfacciarsi con loro
  • come gestirle e che tipo di rapporto hanno con il lavoro
  • qual è il punto di equilibrio tra la flessibilità dell’organizzazione nei loro confronti e viceversa

Il piatto è ricco e articolato se pensiamo che ormai alle generazioni Y e Z, si sta aggiungendo un’ulteriore fascia chiamata K (vedi box).

Senza voler cadere negli stereotipi abituali per i quali la generazione Y (Millennials) è cresciuta con internet e i pc portatili, mentre la generazione Z con i touch screen e internet mobile, potremmo affermare che la Z è una generazione Y versione 2.0 che però non farà tanto parlare di sé e non produrrà l’ampia letteratura che si è occupata dei Millennials.

La generazione Y, nata indicativamente tra il 1980 e il 1995, chiede un cambiamento dei paradigmi gestionali nei propri confronti come ad esempio:

  • il rapporto con il tempo: i giovani Y tendono a vivere nell’immediatezza e richiedono feedback rapidi
  • la trasparenza: è una generazione che vuole sapere e capire
  • la legittimità: i Millennials non credono all’avanzamento di carriera per anzianità o per tecnicità e riconoscono nel proprio capo le competenze prima di tutto manageriali
  • la valutazione verso il loro manager: la trovano normale e, in certi casi, la esigono
  • la flessibilità: detestano la rigidità e apprezzano lo smart working
  • il reverse mentoring: serve a sviluppare la fiducia tra le generazioni perché permette agli Y di trasferire certe capacità ai senior

La generazione Z (detta anche iGen o Post-Millennials) viene collocata in termini temporali tra il 1995 e il 2010, giacché attualmente si reputa che ogni 12/15 anni vi sia un salto generazionale. Considerata, come accennato,  da qualche studioso come una estensione della Y, la Z tende a marcare ancor di più alcuni aspetti di quest’ultima:

  • l’orrore degli orari: troverete su qualche blog anglosassone l’immagine un po’ truculenta che dice “9-5 is dead”, la classica giornata dalle 9 alle 17, con orario più o meno continuato, è morta e sepolta
  • il “blurring” e il “bleisure”: termini inglesi che identificano il primo la scomparsa di una frontiera precisa tra vita professionale e privata, il secondo la conciliazione sempre più ricercata tra il lavoro e le attività piacevoli
  • le “micro-leisure”: di conseguenza emerge in modo più netto l’orientamento alle pause brevi e frequenti, sia per consentirsi una rapida distrazione e allentare l’attenzione, sia per confronti faccia a faccia, sia (e forse soprattutto) per parlare – tramite i social – con persone del proprio network e con amici, per rispondere alle proprie mail, per fare acquisti online, per prenotare un weekend.

Ma i ragazzi Z sono i portavoce di uno stile di vita che guarda con una certa circospezione il mondo delle imprese. Questa generazione sembra preferire la creatività e la co-costruzione, enfatizza le immagini che vengono condivise insieme a scritti brevissimi e chiari per far passare prima di tutto certe emozioni (qualcuno chiama questo fenomeno “snacking”). Negli Stati Uniti si stanno diffondendo il DIY (do it yourself) per il piacere di realizzare qualcosa in totale autonomia  e i “food trucks”, camion-ristoranti che si trovano presso i mercati o a raduni all’aria aperta.

Se dovessimo rimanere in un perimetro organizzativo, non sarebbe male adottare il seguente slogan per capire meglio il confine tra le generazioni Y e Z: il rappresentante della generazione Y è imprenditore della sua vita professionale, quello della generazione Z vuole esserlo della sua vita personale e della sua formazione.

La generazione K
Contraddicendo alla regola per la quale oggi nasce una generazione differente ogni 12/15 anni circa e quindi introducendo l’idea che questo lasso di tempo si sta accorciando, l’economista britannica di fama internazionale Noreena Hertz ha recentemente parlato dell’apparizione di una nuova generazione, denominata K perché ispirata direttamente al personaggio di Katniss Everdeen, l’eroina della saga “Hunger Games” immortalata al cinema da Jennifer Lawrence (anno di nascita 1990).La Hertz, che ha sviluppato questo concetto attraverso un’inchiesta pubblicata dal Guardian nel marzo del 2016, sembra in parte sostituire la denominazione Z con K, in parte per garantire una continuità ai nomi generazionali, considerando la K la fascia più recente della Z, quindi indicando i nati nel nuovo millennio.Ma quali sono le caratteristiche dei giovanissimi K? Sono coloro che hanno assorbito fin da piccoli l’austerità, l’estremismo islamico, il terrorismo, i timori per il cambiamento climatico. Hanno visto i loro genitori perdere il lavoro e le loro paure non sono quelle che da sempre ricolleghiamo alla classica adolescenza.  E’ una generazione disincantata che fa fatica a credere alla meritocrazia, che pensa che il proprio avvenire è molto legato al colore della pelle, alla situazione economica e all'importanza sociale dei genitori.

Se il biberon dei ragazzi K è stato lo smartphone, non paiono dimostrarsi egoisti e credono che aiutare gli altri sia importante. Non vedono certamente il futuro dipinto di rosa, ma vogliono agire: per la Hertz la generazione K sarà costellata da gente che creerà e inventerà molte cose

Tiziano Botteri


Tiziano Botteri

Consulente

twitter@tiziano_botteri