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Informazione ed e-management

31/03/2016

Tra le varie definizioni di management quella che più mi piace riguarda gli effetti che esso produce. Mi piace pensare che fare management significhi fare in modo che le cose vadano nella direzione desiderata, modificandone, laddove necessario la naturale evoluzione.

Agire per condizionare l’andamento delle cose richiede una forte attenzione alla “informazione” e questo mi porta ad indugiare sulla definizione di informazione. Essa, neanche troppo distante da quella di management, richiama aspetti legati alla conoscenza; trasferire informazioni significa trasferire conoscenza da un soggetto ad un altro. Se penso agli effetti dell’informazione, mi piace pensare che essa sia ciò che consente di passare dall'incertezza alla certezza, ovvero da uno stato di “supposizione” ad uno stato di “valutazione”.
Senza l’informazione mi muovo nell'incertezza, con l’informazione mi muovo nella certezza; prendere decisioni avendo a disposizione le necessarie informazioni non porta alla certezza degli effetti delle decisioni, ma alla “consapevole osservazione” degli stessi. Una magra consolazione? Forse, se non fosse che osservare consapevolmente porta con sé la possibilità di “aggiustare il tiro” per i futuri “tentativi” e quindi la possibilità di evitare almeno il ripetersi di errori.

Chi di voi non ha mai giocato a carte? Se giocaste in coppia con un compagno che non vi comunica alcun “ammiccamento”, quanto sareste sicuri delle scelte che farete nel vostro gioco? E se, al contrario, il vostro compagno comunicasse abilmente con voi, quanto sareste sicuri di vincere la partita? E se, barando, guardaste le carte dell’avversario o quelle che ancora si trovano nel mazzo? Quanto sareste sicuri di vincere? Cosa distingue un bravo giocatore da uno modesto? La capacità di ricordare le carte che escono (informazioni), osservare il gioco degli altri partecipanti (informazioni), raccogliere i messaggi che arrivano sul tavolo (informazioni), immaginare l’evoluzione dello scenario (strategia) e decidere cosa fare (management). Più carte sono in gioco, più mani si giocano, più veloce è il gioco, più abili sono gli avversari e quindi più capaci di gestire le informazioni, più saranno richieste abilità se si vuole realizzare una performance che conduca alla vittoria. E se al gioco delle carte abbino una componente economica? Pensiamo ai giochi d’azzardo… quanto bisogna essere abili nel gestire le emozioni e nell’interpretare e “usare” quelle altrui? Ecco perché gioco a carte solo con i miei figli, accetto questo passatempo solo se rimane a livello di svago.

A maggiori informazioni corrispondono maggiori probabilità di compiere scelte più giuste. A maggiori informazioni corrispondono maggiori difficoltà di prendere le decisioni. A maggiori informazioni corrisponde maggiore lentezza. A maggiori informazioni corrisponde maggiore difficoltà a conservare la riservatezza.
Se è vero che il mercato si è evoluto in questi anni per effetto del e-business, per cui il business tradizionale si è mosso più velocemente e nuovi business sono emersi, si sono sviluppati ed hanno soppiantato i precedenti, l’e-business si è sviluppato sulla rivoluzione avvenuta nell’ambito della gestione delle informazioni: quantità di dati sempre più grandi, da gestire in tempi sempre più stretti, compiendo analisi sempre più sofisticate, per giungere a decisioni sempre più importanti e rischiose.

Nessun allarme, siamo già tutti nell’era del e-management. Oggi, mediamente avrete scritto 50 e-mail, lette altrettante, spedito report a qualche richiedente o analizzato la reportistica dei vostri collaboratori. Avrete gestito forse una riunione a distanza attraverso un tool web-based o avrete spedito ad un cliente un’offerta per un progetto importante allegandolo ad una e- mail, senza ricorrere alla raccomandata con ricevuta di ritorno.
L’e-management altera tuttavia i concetti della disponibilità, della tempestività, della sicurezza, della valutazione, della performance, della relazione, della misurabilità, per citarne solo alcuni, concetti su cui si basa il management.

L’acronimo SMART (Specific, Measurable, Attainable, Relevant, Time-based) ad esempio è un dogma del management; dirigere significa, in ultima analisi, avere a che fare con cose specifiche, misurabili, raggiungibili, importanti e temporizzabili. Se non voglio perdere la velocità, rinunciare alla sicurezza o prendere decisioni all’oscuro, devo aggiungere nella mia faretra la freccia dell’e-management. Questa freccia sarà quella che mi permetterà di aumentare la mia velocità, gestire la mia sicurezza, aggiornare le mie relazioni, misurare più efficacemente le mie performances e non per acquisire un vantaggio competitivo, bensì per evitare di subire uno svantaggio competitivo.
Allora chi riesce a trasformarsi in un e-manager è a cavallo… sarebbe facile, troppo facile! L’insidia che si nasconde è quella di pensare di poter gestire tutto attraverso l’e-management, pensando di poter sostituire in tutto l’efficacia razionale dell’elettronica. La componente relazionale, la componente dell’intuito e tutti gli altri aspetti legati alla persona non possono essere soddisfatti mediante il ricorso all’e-management.

La chiave del successo è dunque, a mio avviso la seguente: partire da buone basi di management tradizionale, acquisire e padroneggiare le tematiche del e-management per conseguirne i vantaggi legati agli aspetti di efficacia razionale. Solo a quel punto comprendere quali ambiti gestire tradizionalmente e quali delegare all’approccio elettronico.

Emanuele CastellaniEmanuele Castellani
Amministratore Delegato
Cegos Italia
twitter@ECastellani