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IoT, big data, connection: lo smart working nell'industry 4.0

10/06/2016

Nell’era dell’Internet of Things sarà sempre più facile lavorare.Pensiamo alla Quarta Rivoluzione Industriale, che sta arrivando con tutti i suoi benefici nelle aziende manifatturiere di tutto il mondo: oggi un lavoratore ha la possibilità di controllare qualsiasi macchinario o impianto da remoto, decidendo il giusto ritmo di produzione da pianificare ed organizzare.

Il concetto di smart working applicato all’industria manifatturiera immersa nell’industry 4.0 significa semplicemente applicare le giuste attività di controllo sulle operazioni svolte in larga parte da robot.

Ciò comporta per la persona un maggiore impegno verso lo sviluppo e il miglioramento della propria attitudine al controllo e alla capacità di intervento anche a distanza, perché sempre più il suo posto di lavoro non sarà a bordo macchina ma in un posto qualsiasi del mondo.

Una situazione che richiede un nuovo approccio metodologico – analitico e creativo – di risoluzione dei problemi: le macchine produrranno una moltitudine di dati – i big data –  e grazie alla loro attenta analisi si potrà avere un quadro preciso e definito della situazione da governare, arrivando alla migliore decisione nel minor tempo possibile.

Diverse volte mi sono trovato in aziende che, nel provare ad individuare una soluzione ad un problema critico, procedevano per tentativi, proprio perché non possedevano una base dati idonea a focalizzare il problema. Oggi non è più così.

Ultimamente mi è infatti capitato di confrontarmi con un Responsabile di Produzione che, per alcune settimane, aveva chiesto invano al suo Amministratore Delegato la sostituzione di un componente in produzione che a prima vista non comportava grandi perdite: lui, fiducioso della sua esperienza, è andato a fondo della questione ed ha raccolto centinaia di dati prodotti dall’impianto su quello specifico componente, dimostrando la correttezza della sua intuizione. In meno di una settimana l’azienda aveva fatto un investimento necessario alla sua produttività.

Quando parliamo di smart working intendiamo proprio questo nuovo modo di concepire il ruolo agito: controllo da remoto di tutta la produzione, raccolta di big data dagli impianti, approccio proattivo nell’analisi di grandi quantità di dati, individuazione della situazione corretta con una percentuale di errore molto prossima allo zero.

Certamente quando parliamo di smart working legato al mondo dell’industry 4.0 emerge anche un altro elemento importante: quello di lavorare costantemente in un team dove l’ufficio è l’intero pianeta. Saremo sempre più abituati a lavorare su diversi tavoli, perché avremo la possibilità di controllare un impianto a distanza di migliaia di chilometri, ma al tempo stesso dovremo interagire con colleghi e clienti in altre parti del mondo, senza più grandi distinzioni tra i diversi continenti: parafrasando l’Imperatore Carlo V, il sole non tramonterà mai sul business.

Uno smart worker che si rispetti dovrà quindi avere una visione in parte “strabica” del proprio ruolo: sarà costantemente connesso a tutti gli stakeholder dei processi da lui gestiti e questi pretenderanno che lui sia sempre costantemente ingaggiato e operativo.

Lo smart working nelle aziende manifatturiere rappresenta quindi una medaglia con due facce ben definite: nella prima troviamo la possibilità di essere il vero attore del proprio successo in termini di dinamismo, presa di decisioni, focalizzazione; nella seconda vediamo come la stessa persona possa essere coinvolta in una sorta di “sciame sismico” di attività, così da renderla completamente in balia degli eventi.

Ogni lavoratore dovrà trovare il suo giusto percorso per riuscire a capitalizzare quanto di positivo c’è nello smart working, evitando gli inutili eccessi delle due posizioni e cogliendo gli aspetti positivi che in entrambi i casi troviamo.

Luca Gelmetti


Luca Gelmetti
Innovation & Industry 4.0 Consultant