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Navigando nella complessità

19/06/2015

Zygmunt Bauman nel 2004 pubblicava in UK Liquid Modernity, in cui affermava che, osservando gli eventi sociali di una decade fa, l’esperienza individuale e le relazioni sociali apparivano inserite in strutture in fase di rapida decostruzione e ricomposizione, talvolta in modo vacillante e incerto, fluido e volatile. Nasce così una fortunata metafora, quella della società liquida, una metafora talmente di successo da essere uscita dal ristretto ambito scientifico della sociologia per entrare nel linguaggio comune. Si tratta però di una metafora talvolta fraintesa. L’invito di Bauman non è verso il relativismo, ma verso un aumento della necessità di consapevolezza morale.

Contenere i rischi della società liquida, apprezzandone i pregi, richiederebbe un aumento della consapevolezza individuale ed una costante sensibilità, anche etica alla dimensione socio relazionale, allo scopo di favorire un costante dialogo tra le innumerevoli forme di diversità identitaria che compongono la società, le comunità, le organizzazioni e le reti.

La formazione sembrerebbe dunque essere un supporto utile per sostenere gli individui. Va ricordato come la formazione sia una delle più significative attività che la psicosociologia ha messo a punto. Ricerche e interventi nelle organizzazioni, formazione, consulenze a singoli e gruppi rispetto a situazioni critiche e a problematiche di cambiamento sono infatti le declinazioni operative di una disciplina in cui numerosi contributi e orientamenti concettuali (da Freud a Lewin, da Bion a Moreno, senza dimenticare i più recenti contributi di Barus-Michel, Enriquez Lévy, Spaltro e Quaglino) sono stati integrati per descrivere e interpretare le dinamiche e le fenomenologie che si presentano tra le persone in relazione in un gruppo, in una organizzazione, in una istituzione. Concetti chiave, come “autonomia”, “autorità”, “cambiamento”, “organizzazione”, “potere”, “progetto” sono stati interpretati nel tentativo di proporre concrete metodologie d’intervento volte a promuovere l’evoluzione dei contesti di vita sociale.

Un approccio psicosociale è dunque quello che i consulenti applicano quando mirano a:

  • collaborare con le aziende nella loro ricerca di effi cacia, di mercato e comunitaria
  • sostenere il management nelle attività di comprensione e sviluppo di comunità organizzative diversificate, non solo per competenze ma anche per caratteristiche culturali e valoriali
  • supportare i singoli lavoratori – sia manager, sia professional – nell’autorifl essione mirata allo sviluppo della consapevolezza organizzativa e sociale.

La formazione psicosociale classica, richiamandosi al fatto che nelle organizzazioni il cambiamento si presenta davvero solo quando è collettivo, ha fortemente valorizzato la dimensione del gruppo di apprendimento, contesto in cui, tramite dinamiche intra o interorganizzative, veniva favorito ai singoli il confrontarsi con profili umani e professionali differenti.

Attualmente le organizzazioni hanno sviluppato sempre più forme di semplificazione e alleggerimento strutturale che hanno generato ruoli singoli o posizioni solitarie. Questo fatto, abbinato a fenomeni di delocalizzazione e virtualizzazione dello spazio di lavoro, ha portato la psicosociologia a valorizzare maggiormente gli interventi individualizzati, pur senza negare l’importanza della dimensione gruppale. In maniera complementare al training gruppale, l’intervento di supporto individuale è inteso come sempre più necessario in questo contesto di liquidità non solo sociale ma anche organizzativa. La gestione di questa modalità viene svolta Ad Personam attraverso percorsi dedicati, variamente declinati per rispondere a esigenze in termini di sviluppo di conoscenza, abilità, sensibilità o progettazione di azioni. Si tratta dunque di una metodologia integrata in cui teaching, coaching, counseling e consulting possono interagire e, talvolta, completarsi vicendevolmente.

AlessandroReati


Alessandro Reati
Practice Business Leader
Cegos Italia