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Caro Millennial ti scrivo…

26/04/2017

… e non per distrarmi un po’, come cantava Lucio Dalla (il pezzo è stato composto nel 1979 e forse tu non eri ancora nato), ma per un confronto a distanza.

Da qualche tempo si fa un gran parlare di te come figura rappresentativa della tua generazione, delle tue aspettative, di come vorresti che fosse il mondo intorno a te, del lavoro che ti piacerebbe svolgere, di come vorresti essere trattato dal tuo capo e dall'azienda in cui sei entrato.

Mi sono sempre chiesto se condividi i risultati delle diverse ricerche che sono state condotte e pubblicate proprio su questa tua generazione e, in fondo, mi interesserebbe anche sapere se ti piace essere chiamato Millennial e cosa evoca in te questo nome. Non ti parlo della rivoluzione digitale in corso, che conosci assai bene e che sta cambiando radicalmente la vita organizzativa e neppure dei rivolgimenti demografici a cui stai assistendo da almeno 15/20 anni (all'inizio forse eri un ragazzino, ma ora ti rendi ben conto di come le cose siano cambiate rispetto a quanto forse i tuoi genitori ti hanno sempre raccontato, partendo dall'epoca in cui si sono conosciuti).

Ebbene, caro Millennial, ci si interroga se le interpretazioni che le suddette ricerche propongono te le senta sulla tua pelle oppure se trovi che alcune di tali deduzioni siano un tantino azzardate o estremizzate.

Per esempio:

  • È così vero che hai difficoltà a comunicare – in azienda o fuori – con chi ha 20 o più anni di te?
  • Pensi veramente di essere un componente della generazione why (cioè la tua, perché qualche studioso la definisce anche così) che chiede la ragione di tutto per comprendere e poi, in caso, accettare e agire?
  • Quanto senti il richiamo dell’imprenditorialità, ossia crearti un’attività autonoma, perché non ti piace molto lavorare in un’azienda (specialmente quelle grandi dove rischi di essere solo un numero di matricola) dove bisogna rispettare regole che possono a volte essere al tuo sguardo un po’ sorpassate, dove ti tocca dire di sì quando in certi casi vorresti dire di no, dove i valori comportamentali e sociali rischiano di essere meno importanti dei risultati da raggiungere?
  • Credi effettivamente che la creazione del tuo futuro passi tramite una formazione per lo più fruita digitalmente?
  • Che parte ha il lavoro nel tuo concetto di lifestyle?
  • Vale anche per te il motto “faccio ciò che sono” e non “sono ciò che faccio”?

Basta, mi dirai, troppe domande in una volta sola. Hai ragione, ma è importante avere il tuo feedback poiché, in termini di relazioni umane dentro l’impresa, la tua comparsa sta comportando un notevole cambiamento di mentalità, di approccio e di visuale in un mondo economico (ma non solo) “stravolto” dalla tecnologia, dalla robotica, dalle app per ogni cosa.

Ti propongo un piccolo gioco che magari ti potrà divertire e per il quale ti domando dove ti potresti collocare nella matrice che alcune aziende stanno utilizzando per conquistare la tua considerazione.

La matrice ha due dimensioni: la tua propensione a valutare positivamente la responsabilità sociale e i valori dell’organizzazione e il tuo orientamento all'utilizzo delle tecnologie. È vero che ci potrebbero essere ben altre variabili da considerare, ma cominciamo con queste. Dove ti metteresti? Ti ritrovi nella definizione utilizzata – a titolo esemplificativo – per ogni quadrante? Cosa dovrebbe mettere in atto nei tuoi confronti l’azienda una volta che ti avesse identificato?

Giusto per concludere, caro Millennial, non ti voglio rinchiudere in una sorta di definizione generica o di un cluster asettico, ma solo porti una questione: come vuoi farti conoscere, come vuoi farti trattare, come vuoi evolvere?

Ti saluto.

Tiziano Botteri
Tiziano Botteri

Consulente
twitter@tiziano_botteri